Info storia Sacro Bosco

Colui che diede inizio a tutto

Pier Francesco Orsini detto Vicino Orsini.  Successe a Gian Corrado Orsini nel 1542  e rimase il signore di quelle terre fino al 1585.
La famiglia Orsini intratteneva ottimi rapporti con la famiglia Farnese, tanto che nella successione di potere il Vicino Orsini sposò Giulia Farnese.
Costui conosceva tutti i territori di cui venne in possesso, tra cui il Sacro bosco di Bomarzo. Nel vedere in esso le sculture che realizzarono gli Etruschi, appena ne acquisì la proprietà pensò bene di adattare una parte di quei boschi ad uso personale.

 

L’idea da cui nacque quest’opera d’arte

Pier F. Orsini iniziò col far costruire un bellissimo palazzo (oggi sede del comune) dal quale poter raggiungere il favoloso giardino. Quest’ultimo, era realizzato con l’idea geniale di trasformare gli enormi blocchi di peperino in figure parlanti agli eletti, a cui gli sarebbero stati affidati messaggi criptici. Molti le giudicarono delle bizzarrie. Decorazioni capricciose della solita annoiata nobiltà. Ma per chi sapeva vedere rappresentavano un percorso iniziatico dell’evoluzione umana.
Dal 1552 in poi il Vicino Orsini al termine della carriera militare. Infastidito e disgustato dagli affari politici e militari di una società che sembrava molto lontana dalla sua sensibilità artistica. Si ritirò nella sua dimora di Bomarzo. Tra le sue creature di pietra, che pare amasse come esseri viventi.

 

Il Sacro Bosco 

Il Sacro Bosco Venne progettato nel 1552 dal principe Vicino Orsini e dal grande architetto Pirro Ligorio, nonchè allievo di Michelangelo Buonarroti.

Il Parco si estende su una superficie di circa 3 ettari, in una foresta di conifere e latifoglie. Al suo interno trovano posto un gran numero di sculture di varia grandezza. Ritraenti animali mitologici, ma anche edifici che riprendono il mondo classico, che annullano le regole prospettiche e estetiche, allo scopo di confondere il visitatore.

 

Qual’è il materiale con cui furono realizzate?


Le sculture sono state realizzate in peperino. Un materiale disponibile in loco in quantità massicce.
Molte attrazioni sono contrassegnate da iscrizioni enigmatiche e misteriose, sopravvissute purtroppo in piccola parte. Tuttavia è bene notare che l’attuale disposizione delle attrazioni nel Parco non è, salvo alcuni casi documentati, quella originaria. Quest’ultima risale alla seconda metà del XX secolo. Quando la famiglia Bettini rilevò l’esistenza del parco e decise di rimetterlo in uso.

Perchè fu realizzato? o per chi?

Non si conosce l’originario scopo con cui il parco è stato costruito. Nel corso del tempo, sono state formulate numerose ipotesi che vedrebbero il luogo come un “percorso iniziatico”.
Di certo Vicino Orsini volle semplicemente dotarsi di un luogo incantato per il piacere altrui o personale. Probabilmente l’intenzione principale era quella di stupire il visitatore, attraverso le diverse iscrizioni sui monumenti.
Per il dubbio della creazione la caccia alla verità si protrae nel tempo, tra filosofi, alchemici, storici e appassionati.

Tutti a caccia della verità

Scienziati e filologi hanno fatto parecchi tentativi per spiegare il labirinto di simboli. Aprendo temi antichi e motivi della letteratura rinascimentale, per esempio del Canzoniere di Francesco Petrarca, dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto e dei poemi Amadigi e Floridante di Bernardo Tasso (in quest’ultimo compare ad esempio un dragone d’acciaio con una stanza all’interno, e dalla cui bocca uscivano amazzoni a cavallo). Sono rimasti talmente tanti misteri, che uno schema interpretativo universale, alla fine forse non potrebbe essere trovato. Su un pilastro, compare la possibile iscrizione-chiave “Sol per sfogare il core”. John Shearman. Egli cita più volte il parco nel suo Mannerism, parla di “incredibili, piacevoli e soprattutto manifeste finzioni – prodotti d’evasione artistica e letteraria”.

Dopo la morte dell’ultimo principe cosa accade?

Nel 1585, dopo la morte dell’ultimo principe Orsini, il parco fu abbandonato e nella seconda metà del Novecento fu restaurato dalla coppia Giancarlo e Tina Severi Bettini. I cui corpi sono sepolti nel tempietto interno al parco, che forse si pensa essere anche il sepolcro di Giulia Farnese.

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